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      Edizione 2008 > Il Programma  
 
 
ELISABETTA SGARBI
 


Il pianto della statua

(45') – 2007

regia: Elisabetta Sgarbi
aiuto regia: Eugenio Lio
fotografia: Daniele Baldacci con un contributo di Elio Bisignani
montaggio: Luciano Marenzoni

racconti di: Tahar Ben Jelloun, Le statue ci mettono molto a morire; Michael Cimino, La scultura del vento; Diego Marani, La morte gialla;George Romero, La passione e l’estasi; Vittorio Sgarbi, Indifferenti e ignari; Pino Roveredo, Donne Madonne; Lucrezia Lerro, La prima notte della Madre dopo la morte del Figlio; Antonio Scurati, Il libro è chiuso.
voci di Anna Bonaiuto, Toni Servillo
musiche di Franco Battiato, Roberto Cacciapaglia, Anthony & the Johnsons
post-produzione: HD Screamovie
produzione: Betty Wrong
in collaborazione con la Regione Emilia Romagna

 
 

Il film, il cui titolo trae ispirazione da un’opera di Corrado Govoni del 1930, nasce dal desiderio di dare voce a quel mirabile "teatro sacro" in cui si potrebbe riassumere il senso profondo dei "compianti", capolavori scultorei dell'arte umanistica e rinascimentale in cui pare essersi incarnata tutta l'esperienza del dolore umano illuminato dalla scintilla ultraterrena della fede. E' un teatro che si trasforma in cinema, sfruttando le immense potenzialità d'immagine di queste composizioni "materiche" quasi senza tempo, quali sono effettivamente quelle di Niccolò dell'Arca, di Guido Mazzoni e di Antonio Begarelli. E che si trasforma anche in letteratura, come stanno a dimostrare, con estrema evidenza rappresentativa, i testi che accompagnano il film di cineasti internazionali, come Michael Cimino e George Romero, e di scrittori di diversa provenienza, come Antonio Scurati, Diego Marani, Pino Roveredo, Lucrezia Lerro e Vittorio Sgarbi.
Le voci intense di Anna Bonaiuto e Toni Servillo danno, poi, corpo vivo e reale al canto d'amore e di dolore in cui si risolvono questi testi, fino a sciogliere le statue in un pianto liquido, restituendo quasi allo spettatore l'originaria esperienza che ispirò/inquietò gli artisti dei Compianti. Ed è per questo che la visione teatrale che si produce grazie e attraverso quelle opere inimitabili e non minori, diventa, per il tramite della macchina da presa, una visione centuplicata: che riafferma, al di là di ogni limite interpretativo una simbiosi di arte, cinema e letteratura.

 
     
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