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ICONA DEL MONASTERO DI SANTA CATERINA AL SINAI (RIPRODUZIONE) |
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“IO SONO LA LUCE DEL MONDO”
(13 giugno – 15 luglio)
Esposizione di tavole in stile bizantino occidentale
e orientale. La tecnica prevede l'uso della tempera
all'uovo su tavole di legno preparate a gesso, colla
di coniglio e bianco di meudon. Le dorature in foglia
d'oro sono posate con tecnica all'acqua e pittura
realizzata con colori naturali, di origine minerale
o vegetale.
La mostra si compone di:
- “Madonna con bambino in trovo con angeli
e profeti”, tavola tratta dal Cimabue il cui
originale si trova nella Galleria degli Uffizi a
Firenze. Questa grande macchina da preghiera rappresenta
una Maestà, ovvero una Madonna in trono col
bambino, circondata da otto angeli, quattro per
lato (in una copia precedente oggi esposta al Louvre
ce ne sono solo sei) e quattro profeti nell’estremità
inferiore. La Madonna indica il bambino nel gesto
dell’odivitria, Cristo è la verità
e la via, un Cristo qui vestito da piccolo uomo,
con la mano destra benedicente e il volto praticamente
frontale. La Madonna è caratterizzata da
compostezza e solennità, nel suo volto solo
un velo di dolore, mediante il quale lo spettatore
è reso maggiormente partecipe. Le vesti sono
dotate di panneggi oro, nello stesso colore del
fondo, spia di un’altra eredità bizantina.
Tre angeli per lato sono allineati verticalmente
rispetto al trono, a cui si appoggiano con le mani,
mentre il quarto di ogni lato è più
in alto, vicino alla spalliera. Sono volutamente
sproporzionati. |
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- un’icona albanese
del Battesimo di Cristo attribuita a Onufri Quiprioti.
Onufri è noto come il più importante pittore
di icone in Albania. Tuttavia, egli è stato scoperto
solo all'inizio del 20° secolo da uno scienziato russo,
Viktoria Pusanova.
- “Entrata di Cristo in Gerusalemme”, icona
russa della zona di Novgorod, città del nord che
si affermò già nel 1200 per il suo stile
pittorico staccandosi dallo stile di Costantinopoli. Le
icone novgorodiane con la loro essenzialità, l’immediatezza
della rappresentazione e brillantezza dei colori donano
un profondo senso di gioiosa e pacata religiosità.
- due riproduzioni di icone della Vergine custodite nel
Monastero di Santa Caterina al Sinai, dove sono conservati,
fra altri ricordi, quello del “Roveto ardente”
che, da tempo immemorabile, i cristiani hanno interpretato
come immagine e simbolo della maternità divina
di Maria. L’edificio, una vera fortezza costruita
ai tempi dell’imperatore Giustiniano, è stato
un alto luogo di vita spirituale e monastica, e custodisce
tuttora una biblioteca molto ricca, con manoscritti antichi
e una collezione di icone unica al mondo. Il monastero
è anche all’origine delle raffigurazioni
del “Roveto ardente” sparse in tutte le Chiese
del mondo ortodosso e cattolico.
Le tavole sono state eseguite secondo tecniche antiche
da Eugenio Ferrari e Silvano Ghelma. |
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